“Non aprite quella porta” (la vera storia di Ed Gain)

Non aprite quella porta” (la vera storia di Ed Gain)     di Annamaria Niccolijh-composite-murderer-edward-geinEd Gain nacque La Cruz, da George Gain. il padre di Kane era un violento alcolizzato spesso disoccupato nonostante la violenza in famiglia il matrimonio durava poichè il divorzio non era contemplato dalla mentalità religiosa del tempo a 10 anni Ed  prova un’ orgasmo vedendo sua madre e suo padre macellare un maiale in un vicino casotto. Corporatura esile è un atteggiamento effeminato il giovane Gain fu vittima di compagni più prepotenti. Il 17 novembre 1957 la commessa di una drogheria di nome Bernie su Orden, madre del vice sceriffo sparì nel nulla. Fra i sospettati c’era anche Gain, perché secondo le testimonianze fu l’ultima persona ad aver avuto contatti con la donna prima della scomparsa. Durante l’ispezione di un capanno gli agenti fecero la prima macabra scoperta. Il corpo della Warden decapitato è appeso dalle caviglie aperto in due a partire dagli organi sessuali; le mutilazioni erano state inflitte post mortem, la testa fu rinvenuta in un’altra stanza della casa con due chiodi conficcati ai lati ed aveva intenzione di appenderlo al muro come un trofeo. Cercando nella casa autorità trovarono alcune ossa umane, 10 teste di donne come decorazioni nella camera da letto. Vennero trovate le teste di Bernie, Mary Hogans. Pelle umana usata come tappezzeria per le lampade da tavolo e per sedie calotte craniche trasformate in ciotole un cuore umano.  Gli addetti della Polizia Locale, nel rapporto affermano che in In una casseruola nella stufa, trovarono resti umani;  mentre alcuni fotografi della scena del crimine affermarono di aver visto in una scatola di carta 2 labbra umane, e altre che decoravano una finestra. La pelle di alcuni teschi erano di rivestimento di una lampada, poi un tamburo fatto di pelle umana, femori usati come gambe per un tavolo, nuove maschere fatte in pelle umana mummificata e somigliante al cuoio una lampada con il manico di una colonna vertebrale vestiti fatti di pelle umana . Ed  confessa i suoi crimini. Non provava rimorso, non comprendeva la gravità delle sue azioni,  anzi definiva allegro visitare i cimiteri. Pare che un ragazzo avesse visto quella casa, ed  aveva visto le teste. Il ragazzo avvertì gli abitanti del paese , ma nessuno gli aveva creduto; alcuni testimoni pensavo la maschere di Halloween. Ad Ed  gli viene diagnosticata la schizofrenia e una forma di psicopatia sessuale, così venne ritenuto non capace di intendere e di volere. Ed Gain si comportava benissimo ed era molto felice. Questo perché lui è sempre stato un prigioniero ideale che desideravo un’autorità che lo comandasse lo tenesse chiuso in un ambiente. Ed è una persona con un conflitto irrisolto sia nella qualità sia nel proprio genere causato da rapporti abusivi fisici e psicologici con le figure genitoriali nel tentativo di riconciliarsi con la figura irraggiungibile della madre di diventare lei è di appagare la frustrazione sessuale Dane ha cercato di distruggere, per diventare egli stesso sua volta donna E’ l’unico modo che la sua mente malata conosceva la venerazione per la carne umana. Si sospettò che abbia anche fatto azioni riconducibili alla necrofilia. Tale sospetto non venne mai confermato, visto che affermava che i cadaveri puzzano troppo.  Fu immenso all’epoca lo scalpore, dato che non esisteva ancora una precisa definizione di serial killer. La gente non aveva idea che potesse esistere qualcosa del genere qualcuno. L’uomo uccide per soldi, non per odio; per motivi ideologici, non per un perverso semplice piacere di farlo. Non si era mai visto qualcosa di simile. E’ così morboso, terrificante, disgustoso il trattamento riservato a quei cadaveri che fece mancare il sonno ha parecchie famiglie in tutti gli Stati Uniti. Ed Gain aveva dimostrato che il male il pericolo si nascondono in casa come tutte le altre indossando maschere tranquille, il male è il tuo vicino di casa. Ed muore nel 1984.

Il “Gran bollito” della – saponificatrice – Leonarda Ciaculli.

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