Jiro e l’arte del Sushi – regia di David Gelb    (di Annamaria Niccoli)

Jiro e l’arte del Sushi regia di David Gelb    (di Annamaria Niccoli)jiro-arte-del-sushi-recensione-21168-1280x16Jiro e l’arte del Sushi è un documentario del regista americano David Gelb. Il documentario è ambientato a Tokyo, narra del celebre Sukiyabashi, Jiro Ono (1925), che da anni rappresenta l’eccellenza della cucina giapponese, premiato con tre stelle Michelin. Piccolo ristorante, dove ci si siede solamente al bancone, l’anziano cuoco serve solo e unicamente sushi, per la modica cifra (si fa per dire) di €250 a persona. La pietanza nipponica pare che sia stata creata dai monaci buddisti nel VII secolod.C. Per degustare i piatti preparati da Jiro bisogna prenotare ed attendere almeno un mese. Il documentario non solo ci fa vedere come viene preparato questa gustosa pietanza giapponese, a base unicamente di pesce crudo e riso, ci fa conoscere la passione che ha l’uomo per la cucina. Jiro sono più di 50 anni che prepara soIl Giappone tradizionalelo 20 pezzi di sushi, e pretende che il pesce sia di primissima qualità ed appena pescato. Il documentario ci fa vedere come con quale perizia viene scelto, tagliato, cucinato il pesce e il riso; inoltre ci fa conoscere i figli dell’anziano cuoco e i suoi aiutanti. Il film apparentemente ha un ritmo lento e monotono, in realtà si ha il tempo di  comprendere come quale sia distacco si  sia creato  fra un nuovo modo di concepire la cucina giapponese e come era il Giappone con le sue tradizioni fino a pochi decenni fa. L’intera vita di Jirò è dedicata alla perfezione, mai raggiungibile, della sua cucina, perché per lui la perfezione è felicità. Le immagini, le parole, sono armonizzate da una colonna sonora del famoso compositore Philip Glass, a seguire di Tchaikovsky, Mozart, Bach e Richter. Nel documentario vengono presentate anche diverse interviste di nodi critici culinari, venditori di pesce, vecchi amici e dei pochi familiari che vivono ancora nel paese d’origine.  Il documentario della durata di un’ora e mezza, ha alle spalle 20 ore di registrato. Stupenda è la fotografia, lo studio dei dettagli, l’uso del macro, che sanno comprendere la sacralità di quei piatti.

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