“La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi

“La ragazza nella nebbia”                                       (di Annamaria Niccoli)locandina
Il romanzo “La ragazza nella nebbia” scritta da Donato Carrisi, da cui ne è stato tratto l’omonimo film, per la regia è dello stesso scrittore. Il romanzo, che inizialmente si presenta come un thriller, finirà per essere un noir. In uno sperduto paesino di Avechot, fra le Alpi virgola scompare Anna Lou, una ragazzina di 16 anni. La sparizione della giovane in brevissimo tempo diviene un’indagine mediatica. Nel piccolo centro         alpino accorrono giornalisti e televisione. Quasi subito viene creato il mostro è immediatamente sbattuto in prima pagina. Sul caso della sparizione della ragazzina viene chiamato a indagare un noto ispettore Vogel (Toni Servillo). Sarà l’ispettore ad accanirsi, mediaticamente, su un professore della scuola locale, Loris Martini. Lentamente si svelerà una realtà ed una verità completamente diversa e contorta, che porterà l’investigatore Vogel a inquinare le prove per fare arrestare il professore. Vuole il caso che La sparizione di Anna Lou vada ad incontrarsi con altre misteriose sparizioni di adolescenti; si riprende così a parlare del serial killer noto come l’uomo nella nebbia. Nel corso delle indagini si scopre che il professore è assolutamente innocente e l’ispettore ha manipolato alcune prove, grazie alle indagini di una giornalista del luogo. Vogel continua però ad essere convinto che l’assassino della ragazzina e il professore, così decide di farsi giustizia da solo e lo uccide. Solo nel finale del film scopriremo che un serial killer in quella regione è esistito, e che è presente anche l’ultimo omicidio punto lo spettatore scoprirà che in realtà sembra essere solo un personaggio marginale di tutto il romanzo virgola ma in realtà è un abile stratega che sa leggere e manipolare le menti.
La particolarità di questo film è che il regista volutamente eccitato nomi non esistenti, luoghi che non hanno una collocazione ben precisa. I fatti che avvengono durante lo svolgere dell’azione si alterna in modo preciso e cadenzato con il passato, ossia il serial killer mai trovato, è il modus operandi del precedente assassino e il presunto, il professore. Quello che colpisce lo spettatore e il comportamento composto dei genitori di Anna Lou, molto simile a quello dei genitori di Yara Gambirasio; in realtà la famiglia appartiene a una confraternita che detta delle regole di vita, quasi da sembrare una setta religiosa. Anche la scelta del paesaggio alpino sembra una scelta ben precisa, molto simile a quella di Cogne. Certamente il regista scrittore Donato Carrisi ci fa riflettere su come in Italia gli ultimi delitti vengono analizzati da più reti televisive e testate giornalistiche virgola che spesso portano il telespettatore a coinvolgerlo emotivamente, che spesso solo per un minimo indizio virgola rendono il malcapitato un mostro da sbattere immediatamente in prima pagina virgola ben lontani dopo da chiedere scusa, forse tre righe nell’ultima pagina del giornale. Un Noir psicologico virgola che fa comprendere come la mente dell’ingenuo spettatore può essere facilmente manipolata virgola per essere sballottata fra la verità di un tribunale è la verità costruita in televisione. Carrisi ci fa comprendere come a volte degli eventi possono stravolgere le nostre vite virgola fino a distruggerle irrimediabilmente, e che i nostri segreti, i nostri pensieri, i nostri dubbi, le nostre parole possono finire in pasto a un pubblico disattento, incattivito e superficiale. Un buon film, dove l’interpretazione di Alessio Boni, il professore Martini, primeggia anche su il bravissimo Toni Servillo, agente Vogel. L’interpretazione degli altri attori è abbastanza sufficiente, anche quella di Jean Reno Augusto Flores, da lui decisamente aspettavo di più visto la sua grande esperienza come attore. La trama del film è tanto articolata che porta a vedere il film più di una volta per comprendere fino in fondo tutto ciò che è stato scritto da Donato Carrisi.

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