INVIDIA “Eva contro Eva”

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“Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini

“Mamma Roma”      di Pier Paolo Pasolini       (Annamaria Niccoli)

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“Mamma Roma” è il secondo film di Pasolini, del 1962. La protagonista, Anna Magnani, è una donna che tenta di riscattarsi da una vita di stenti, maltrattamenti. Da Carmine, Franco Citti, per anni ha costretto la donna a prostituirsi. Con il matrimonio dell’uomo la donna crede di potersi fare una vita nuova insieme al suo unico figlio Ettore. Il ragazzo non è a conoscenza del mestiere della madre perchè cresciuto in collegio, nei pressi di Guidonia. Con il matrimonio del  protettore Carmine, Mamma Roma decide di Trasferirsi  in un piccolo appartamento della periferia romana, portando con se il figlio. Qui il giovane s’innamora perdutamente di Bruna, una ragazza madre più grande di lui. La situazione sentimentale del figlio è d’intralcio ai progetti di riscatto sociale della madre; lei vuole il meglio per il figlio. La madre cerca di trovare anche un lavoro al figlio. Si reca dal parroco del quartiere per cercare conforto e consiglio e aiuto. Il sacerdote non può far altro che consigliare di far ritornare il ragazzo fra i banchi di scuola. La donna invece organizza un ricatto ai danni di un suo cliente, con la complicità di una sua “compagna di strada”  Biancofiore.

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Il cliente è uno dei più noti ristoratori della Capitale, sarà costretto ad assumere Ettore per evitare che la moglie scoprisse che l’uomo frequentava abitualmente le prostitute. Sembra che tutto vada bene secondo i progetti di Mamma Roma, quando diverso tempo dopo ricompare Carmine, stufo della vita matrimoniale ha lasciato la moglie. L’ex prostituta che intanto aveva avviato un’ attività commerciale presso il mercato di quartiere è la totale disperazione. inizia ad avere una doppia vita, di giorno a vendere frutta e verdura e di notte a prostituirsi, tutto è tenuto nascosto a Ettore;  Sarà la compagna Bruna a mettere al corrente di tutto quel che fa la madre. Il ragazzo non regge al duro colpo e ritorna a frequentare la vecchia e malsana compagnia, finendo in breve tempo per mettersi nei guai con la Giustizia. Ettore verrà arrestato per un piccolo furto, ma poi successivamente portato nel reparto di psichiatria del carcere, dove dopo qualche giorno morirà. E’ il momento più drammatico e intenso del film, mamma Roma scopre la morte del suo unico figlio e tenta il suicidio; non riuscirà nel suo intento perchè verrà fermata da un piccolo gruppetto di suoi amici del mercato.

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IL regista ha scelto di effettuare delle riprese ad effetto,  come all’inizio del film, dove Mamma Roma partecipa al matrimonio del suo protettore, dove l’inquadratura centrale  rievoca “L’ultima cena” di Leonardo.  Quell’ultima cena rievocata da Pasolini è dissacratoria, dove in un ambiente spoglio compaiono tre maialini; Oppure vi è la morte di Ettore , che è un riferimento all’arte pittorica del Mantegna. In opposizione a questa ripresa vedremo la Mamma Roma che guarda la nascente periferia romana con al centro la cupola della Basilica di San Giovanni Bosco, in costruzione. Nella sceneggiatura del film l’elemento che compare ossessivamente, sia come dialoghi che in inquadrature è la Morte. Mamma Roma con il figlio che osservano il paesaggio  urbano dalla finestra della loro casa, un cimitero; Ettore e bruna ogni qual volta che s’incontrano, finiscono per parlare sempre della Morte; Pasolini descrive la morte di Ettore secondo i canoni cristianologica; Ettore per tre volte nega alla madre di amare Bruna, come fece Pietro se conoscesse un uomo di nome Gesù. Pasolini crea una vera opera d’arte cinematografica, che però da moti suoi detrattori, critici e da molti politici, non venne affatto accolta bene (così sarà per tutti gli altri film del regista). Gli insulti  contro Pasolini furono tanti e forti, tanto da cadere sempre nel privato, per il solo fatto di essere un omosessuale, un “pornografo”, quindi una vergogna per la società e gli intellettuali italiani.

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Alla presentazione del film Pier Paolo Pasolini venne aggredito anche fisicamente  da alcuni esponenti dell’Estrema Destra. Ma perchè questo titolo al film? La parola Mamma è per antonomasia rappresentativa della famiglia, della madre, della donna e della moglie. La Madre è l’unica che è disposta a dare anche la sua vita pur di salvare quella del figlio; La Mamma è quella disposta a disposta a togliersi il pane dalla sua bocca pur di dare il meglio della vita a suo figlio.  La fidanzata Bruna è rappresentata  da Pasolini come una “madre con bambino”, ha un volto angelico, che però per Mamma Roma è vista come la donna che le toglierà l’affetto del figlio, senza fare distinzione fra i due amori, completamente  diversi fra di loro anche se complementari. Ettore, che a inizio film è stato presentato come un bravo figlio, nel tempo cambia, credendo d’essersi ben inserito in un gruppo di “borgata” , finirà anche lui per mettersi nei guai con la giustizia. Verrà arrestato per un piccolo reato, inconsapevolmente finirà per essere rinchiuso nel reparto di psichiatria del carcere, dove pochi giorni dopo finirà per morire fra atroci sofferenze e invocando più volte e inutilmente la presenza della madre. La morte del ragazzo è presentata come una tragedia sacra, con ambienti spogli e sudici.La-scena-finale-di-Mamma-Roma-di-Pier-Paolo-Pasolini-ricorda-Il-Cristo-Morto-di-Andrea-Mantegna

“A mà…mamma…sto a morìdal freddo, stomale. Dijielo te che me sciogliessero, mamma. Mamma…mamma, sto a morì. E’ tutta la notte che sto qua…Nun gnè a faccio più…A mà perchè me stanno a fa così?”

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“LA MACCHINAZIONE”(L’omicidio di Pier Paolo Pasolini) di David Grieco

“LA MACCHINAZIONE”(L’omicidio Pasolini) di David Grieco  (di Annamaria Niccoli)Macchinazione_Teaser__Lettera22_def2 novembre 1975 triste data importante per la storia della d’Italia, o per meglio dire , data d’inizio per uno dei tanti “misteri” della nostra nazione; è la data dell’uccisione di uno dei più grandi scrittori e registi del 1900, da pochi osannato, da molti studiato, da moltissimi denigrato, offeso, insultato, per un’unica “colpa”, essere omosessuale, quindi una vergogna per la cultura e la politica italiana.  Si credeva di poter chiudere le indagini entro poco tempo. Non è stato così, se ne parla ancora dopo 42 anni! Le prime indagini pare effettuate in modo molto superficiale verranno chiuse frettolosamente, con un unico responsabile, il minorenne Pino Pelosi. Da subito, solo qualche vero amico del poeta disse che dietro quell’omicidio vi era l’ombra dei servizi segreti, che qualche testimonianza sembrava più un depistaggio, e forse quella notte sulla scena del delitto vi erano più persone tra cui un “infedele” dello Stato. Fra i veri amici di Pasolini vi è  il regista David Grieco.

181627048-28d85fdc-bfe4-4743-8190-5234f6208071Di film sulla morte dello scrittore friulano ve  ne sono stati vari, e varie sono le ipotesi, più o meno valide avanzate. Solo pochi tutt’ora conoscono tutti gli atti processuali o hanno conosciuto direttamente Pasolini. Grieco conosceva il regista si da quando era fanciullo, poi è stato anche suo aiuto regista e attore nel film “Teorema”. Dopo tanti anni Grieco decide dare la sua versione sui fatti e lancia nuove ipotesi. Nel 2016 realizza  il film “La Macchinazione”. Il titolo fa intuire immediatamente che Pelosi in quell’omicidio non era solo, ne materialmente e nemmeno nell’organizzazione, ovvero l’omicidio non è dettato da impeto dopo furiosa lite. Grieco è uno dei pochi a poter dare delle motivazioni chiare e dire “velatamente” le motivazioni, anche se anche lui volutamente non fa o non può fare nomi di esecutori e mandanti.  Per il ruolo principale Grieco ha scelto Massimo Ranieri. Il cantante napoletano e lo scrittore si conoscevano, e se anche fra loro si passavano diversi anni, fu proprio Pasolini a decidere che se vi fosse stato un film su di lui Ranieri avrebbe potuto fare la sua parte visto che vi era una strabiliante.  “La macchinazione” è la ricostruzione degli ultimi mesi di vita de Pasolini. E’ il lontano 1975 e lo scrittore è alle prese con il montaggio del film “Salò”, e contemporaneamente sta lavorando alla scrittura di un libro iniziata nel 1972, “Petrolio”.

308556-thumb-full-lmnz_clip_17_mpeg_4_h264_5mbpsIl personaggio principale del libro è Giorgio Steinetz, che scrisse di Eugenio Cefis, presidente della Montedison e il fondatore della loggia massonica Propaganda 2 (P2). Da David Grieco,  addita Cefis come il vero mandante del delitto Pasolini, ma anche  del misterioso delitto di Enrico Mattei, presidente dell’ENI. Una notte, presso gli stabilimenti della Tecnicolor, vennero rubati i negativi del film postumo “Salò” o “Le 120 giornate di Sodoma”.Pare che i i ladri fossero amici di Pelosi. A Pasolini verrà chiesto un riscatto in denaro per riavere le bobine del film. . Pare che però tutto fosse una trappola per il regista e che Pelosi fosse un’ involontario informatore della banda. e che fosse legato ad alla criminalità organizzata borgatara, legata alla Banda della Magliana; Entrambi i gruppi criminali pare fossero fortemente legati agli ambienti politici dell’Estrema Destra. E’ oramai risaputo da tutti che Pasolini fosse omosessuale, quindi per la società di allora non ben accetto e per gli ambienti politici, anche del suo stesso Partito Comunista, “non degno di poter dire qualche parola, non degno di vivere”. “La Macchinazione” lancia forti accuse agli ambienti politici come veri mandanti del delitto di Pasolini; non è un caso che nel primo processo Pelosi come esecutore dell’omicidio, ma parteciparono anche altre 3 o 4 persone tutt’ora sconosciute e solo nei processi successivi gli “sconosciuti” scompaiono dagli atti processuali. L’appuntamento dato a Pasolini il 2 novembre dal giovane ragazzo di borgata all’Idroscalo di Ostia è l’inizio della “Via Crucis” dello scrittore. E’ li che Pelosi e Pasolini, giunti al campetto di calcio, che si consumerà il pestaggio mortale, che durerà molti minuti. E’ da qui che iniziano le tante e palesi bugie e poi ritrattate nel tempo.

133124306-e29b2c4a-40df-4c0f-8f5b-8c4df92b41dfPare che Pasolini dopo aver consumato un primo rapporto sessuale con il ragazzo, dopo pochi minuti ad una seconda richiesta di rapporto scatta la rissa, dove Pelosi ne esce “stranamente” indenne e con solo qualche macchia di sangue.  Visionando le foto del ritrovamento del cadavere di Pasolini, la scena del pestaggio, raccontano esattamente un’altra storia. Oltretutto Pelosi dichiara che alla fine del pestaggio ruba la macchina del regista, a lui di sconosciute generalità e inavvertitamente investe  l’esanime Pasolini. Altra falsità! Grieco sostiene sin dall’inizio della sua inchiesta cinematografica, che il suo amico regista fu aggredito da più persone investito da un’auto identica a quella del l Pasolini, un’Alfa GT. Nel 2009 le indagini vengono riaperte, grazie ad ulteriori ricerche dell’avvocato Maccioni, cui l’ipotesi dell’agguato viene avallata grazie le analisi del DNA sui reperti del delitto (queste indagini in italia non si facevano). L’analisi del DNA conferma la presenza di altre persone nella scena omicidiaria. Venne confermata la presenza di altre tre persone. Grieco ha dedicato il suo lavoro cinematografico a Franco Citti, Carissimo amico di Pasolini, attore e regista. Citti rimase fortemente turbato dalla tragica morte di Pasolini e come se presentisse odore di insabbiamenti e depistaggi, qualche giorno dopo il delitto si recò al campetto di calcio dell’Idroscalo per ricostruire il delitto.  Stranamente Citti, come tanti altri testimoni non vennero mai ascoltati, ora molti di essi sono deceduti, di cui qualcuno misteriosamente. Parlare tuttora di Pasolini tutt’ora è “pericoloso”, ovvero o accetti a pieno le sue idee politiche e filosofiche, oppure come fanno tanti altri lo criticano aspramente, forse senza mai aver letto una sola riga delle sue poesie o aver aver mai visto un suo film, anteponendo il fatto che Pasolini era omosessuale, quindi non degno di riguardo, rispetto come essere umano e come uomo di alto spessore culturale; perchè come scrissero molti detrattori del poeta “perchè così muoiono gli omosessuali”, oppure “se l’è cercata”. Purtroppo Pier Paolo Pasolini era un intellettuale “ingombrante” per quegli uomini di Stato che puntavano a distruggere  chi li contestava. Il P.C.I. espulse lo scrittore, i neofascisti lo contestavano violentemente ad ogni sua presentazione di film e lo volevano morto. “La Macchinazione” Per distruggere anche fisicamente Pasolini iniziò al momento in cui attaccò il Potere, e con la sua ultima opera letteraria “Petrolio”, Pare che questa sia stata la sua condanna a morte decretata  dal “sistema”.

hqdefaultDavid Grieco non solo avalla questa ipotesi di complicità di vari elementi “deviati” dello Stato, Ma parla apertamente di partecipazione diretta  nell’omicidio da parte di uno o più “infedeli” delle Forze dell’Ordine, grazie all’appoggio diretto dell’organizzazione più potente della Capitale, “La banda della Magliana”.Non solo negli anni 70 ancora negli anni duemila vi sono “entità sconosciute” interessate a che non si giunga mai alla verità. Il regista Grieco allude alla scomparsa dell’ “Appunto 21” di Petrolio, dove Pasolini molto probabilmente fece i nomi di delinquenti, mafiosi, poliziotti,  e politici implicati nei tanti “Misteri d’Italia” degli anni 70/80. L’indagine e il lavoro cinematografico fatta da David Grieco  è ottima ed è al di sopra delle tante critiche che personalmente ho ascoltato prima di scrivere questo questo breve elaborato.  Ottima è stata la scelta della colonna sonora “Atom Heart Mather Suite” dei Pink Floyd, indimenticati mostri sacri della musica Pop mondiale degli anni 70.

I.L.M.A. (ITALIAN LOOK MAKER ACADEMY) di Giuseppe Leanza

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(foto di Annamaria Niccoli della Niccoli Service Art)

Giuseppe Leanza direttore di I.L.M.A. Academy si è prestato come modello alle allieve del suo corso professionale di Make up.
Il progetto si ispira all’Oriente e utilizza colori e prende spunto dalle tipiche maschere dell’Indocina che, pur mantenendone chiara la matrice, vengono traslate in chiave occidentale, ottenendo così una visione creativa ed artistica di grande effetto.

LA TERRA VISTA DALLA LUNA di Pier Paolo Pasolini

LA TERRA VISTA DALLA LUNA  di Pier Paolo Pasolini     (Annamaria Niccoli)Film_Le_streghe_(La_terra_vista_dalla_luna)_locandinaLA TERRA VISTA DALLA LUNA  è un racconto di Pier Paolo Pasolini appartenente a un libro mai pubblicato “Il buro e la bura”, che dallo stesso regista venne poi trasformato in un cortometraggio inserito nel film a episodi “Le Streghe”, prodotto da Dino De Laurentiis, cui l’attrice protagonista di tutti gli episodi di vari registi è la moglie Silvana Mangano. Del cortometraggio di Pasolini come protagonisti maschili si ha nuovamente l’accoppiata Totò e Ninetto Davoli.  LA TERRA E LA LUNA appartiene a un progetto mai realizzato del regista, un film a episodi composto da di quattro cortometraggi: “Cosa sono le nuvole?”, “La Terra vista dalla Luna”, “Le avventure di Re Magio randagio e il suo schiavetto Schiaffo” e “”Mandolini”. Nel 1966 il produttore De Laurenttiis darà la possibilità di partecipare con due suoi episodi in due film: “Le Streghe” e “Capriccio all’italiana”. Pasolini accetta l’offerta fatta dal noto produttore, ma gli altri due episodi progettati non verranno mai realizzati.

images“La Terra vista dalla Luna” è da essere inteso come la continuazione ideale del più noto film del regista, “Uccellini e uccellacci”. Il film è una favola, ed è un omaggio alle comiche dell’attore e regista Charlie Chaplin. Di questo lavoro non esiste la stesura della stesura scritta della sceneggiatura, le varie scene sono state illustrate in forma di fumetto dallo stesso regista. La fiaba, dal sapore “amaro” è stata registrata fra le baracche della periferia romana, luogo  preferito da Pasolini ed era l’esatta rappresentazione di una Italia  stravolta dal boom economico degli annui 50/60. I personaggi appartenenti al racconto, sono inseriti in un paesaggio surreale, dove ci si muove fra campagne incolte e desolate, casette in mattoni povere o “catapecchie”. Pasolini presenta l’inizio della favola con una didascalia:

“Visto dalla Luna, questo film che s’intitola appunto La Terra vista dalla Luna non è niente e non è stato fatto da nessuno…ma poichè siamo sulla Terra, sarà  bene informare che si tratta di una fiaba scritta e diretta da un certo Pier Paolo Pasolini”. Le prime scene iniziano in un cimitero dove”Ciancicato Miao” (Totò) e suo figlio “

Baciù” (Ninetto Davoli) piangono sulla tomba della moglie-madre, “Crisantema”. Appena finito recitare le preghiere, Miao e Baciù decidono di cercare una nuova madre-donna. La ricerca dura più di un anno. incontreranno una vedova isterica, una prostituta, un manichino. Dopo tanto cercare incontreranno, davanti a un altarino, una bellissima donna, dai capelli verdi, che sta pregando. A Miao gli occhi s’illuminano, è la donna dei suoi sogni! I due uomini, dopo aver posto tante domande alla donna, scoprono che è sordomuta e che si chiama “Assurdina Cai”. Immediatamente Miao decide di sposarsi. I due uomini felici e baldanzosi, accompagnano la moglie-madre alla sua nuova dimora, una catapecchia. Quell’abitazione fatta di canne e frasche dentro è piena zeppa di cianfrusaglie, sparse disordinatamente, “Ma non ci sono scarafaggi!” Assurdina non si fa prendere dallo sconforto e in men che non si dica mette orine in quell’umile catapecchia trasformandola in una vera bomboniera. Poco tempo dopo nella borgata verrà messa in vendita la casa vocino a loro, di mattoni. Miao sogna quella casa da tempo, pur sapendo che non ha i soldi. Padre e figlio convincono Assurdina d’inscenare un tentativo di suicidio al Colosseo. I tre protagonisti sperano che la Società gli dia un aiuto. Si radunano sotto il monumento capitolino un gran numero di persone mentre la donna inscena il suicidio. con l’aiuto di due complici del trio, due complici fra il pubblico inizia la colletta. nel frattempo, nuovamente compare una copppietta a passaggio, in tenuta sahariana, che già è stata vista per alcuni secondi durante la prima parte del film. L’0incauta e disattenta coppietta dopo aver mangiato una banana butta in terra la buccia, lì dove è Assurdina. La moglie di Miao non si accorge di questo gesto e pone il piede sulla buccia, causandone così l’involontaria caduta dam monumento morendo sul colpo. Mestamente padre e figlio ritornano al cimitero per pregare sulla tomba di Assurdina. Piangenti ritornano alla catapecchia. Nell’aprire la porta i due si trovavano davanti il fantasma della donna. I due fuggono nella campagna in preda al terrore; ripreso coraggio ritornano a casa, trovandosi nuovamente davanti il fantasma di Assurdina.  Miao accertato che la moglie defunta può continuare ad assisterlo, decidono tutti e tre di continuare a vivere insieme. Il film si conclude con un ultima didascalia:

 “Morale: essere morti o essere vivi è la stessa cosa”.

streghe3big“La Terra vista dalla Luna” a prima visione dà l’impressione d’appartenere stilisticamente all’epoca del cinema muto degli anni 20/30, pur avendo  suoni e  colori. Questa pellicola è la prima a colori di Pasolini. Venne registrata in una settimana, mentre il regista era già impegnato in un altro suo film “Edipo Re”. Il regista presenta tre personaggi che apparentemente sembrano essere guai e sereni, ma scopriamo che invece tutta la favola è “amara”. Essa è un’analisi fredda e cinica della nascente società dei consumi, che già dai tempi del regista, si presenta frenetica e cinica, cui entro breve tempo porterà la società all’abbassamento culturale e alla diminuzione della comunicazione fra le persone. Pasolini è certo che abbiamo imboccato una strada , senza ritorno, della società individualista, senza cuore e sentimento.  Importante è la battuta di Ciancicato Miao (Totò): “La vita è un sogno e gli ideali stanno qua (sotto la suola delle scarpe)”. Con questo cortometraggio siamo alle prese con una nuova comicità surreale, che verrà portata avanti solo da pochi altri grandi Maestri del cinema. Il voler presentare un paesaggio di borgata e completamente privo di presene umane il regista ha voluto far intendere allo spettatore in quale deserto culturale  vive ora l’uomo; da ciò questa opera pasoliniana è tutt’ora attuale. Il personaggio Assurdina  ha una doppia chiave di lettura. La donna madre-e moglie bella e dolce; ma anche in chiave maschilista, donna servizievole, brava nelle faccende di casa e di donna, che deve solo “sottomettersi” all’uomo e che non ha nulla da dire. Quindi, Assurdina  che sia viva o morta non importa , basta che svolga i suoi doveri di mogli e madre.“Morale: essere morti o essere vivi è la stessa cosa”, pensiero pasoliniano lascia nello spettatore una sensazione sgradevole: Si nasce con un unico vero obiettivo nella vita, che porta solo alla morte e qualsiasi soluzioni si cerchi per evitarla nessuno troverà mai la soluzione.

“CHE COSA SONO LE NUVOLE ?”

“CHE COSA SONO LE NUVOLE ?”                 Pier Paolo Pasolini

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“Che cosa sono le nuvole?” è un cortometraggio scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, inserito insieme ad altri cinque episodi di “Capriccio all’Italiana” del 1967.

Il film è scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini ed è una rivisitazione dell’ “Otello” di W. Shakespeare. E’ il racconto di un gruppo di marionette, metà burattini e metà umane, che sul palco recitano il ruolo che gli è stato affidato, ma dietro le quinte sono come dei perfetti umani, pensano. Se nella tragedia Shakespiriana Otello uccide la sua amata Desdemona per la gelosia, nell’opera Pasoliniana il pubblico presente nella piccola sala teatrale di borgata, irrompe sul palco per evitare che Otello (Ninetto Davoli) uccida Desdemona (Laura Betti), istigato dall’amico Jago (Totò). Le marionette verranno fatte a pezzi dal pubblico, per poi essere raccolte e trasportate in discarica dal “monnezzaro”. Questo ruolo è interpretato da Domenico Modugno, che è il compositore delle musiche della canzone scritta da Pasolini, e che da il titolo al film “Che cosa sono le nuvole?”.

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Questa opera cinematografica sarà l’ultima di Antonio de Curtis in arte Totò. il film  venne ultimato nel 1967, ma distribuito nelle sale cinematrografiche nel 1968, e non venne visto dall’artista napoletano deceduto l’anno precedente. L’opera Pasoliniana è da essere intesa come una allegoria sulla vita, cui il vero protagonista è Jago che ai danni di Otello ordisce una serie di tranelli, con l’aiuto di Cassio (Franco Franchi) ai danni di Desdemona.

All’ingresso dello strampalato teatro di borgata Pasolini pone in bella vista il quadro di Velazquez “Las Meninas” facendo così comprendere allo spettatore che il film ha una doppia chiave di lettura; Guardare l’azione teatrale e partecipare all’azione teatrale, ossia si può ascoltare e partecipare ai sentimenti espressi dai pupazzi-attori ma non si può entrare nelle pieghe psicologiche più recondite degli attori-pupazzi e ne tanto meno dello scrittore.

Pasolini intenzionalmente ha proposto doppi piani di lettura: Il teatro nel cinema, intesa come separazione fra il mondo reale e la finzione; i rapporti indissolubili dell’esistenza umana, da essere intesi come L’ “essere e apparire” o come vita e morte. All’inizio della commedia il burattinaio, quello che tutti comanda, si presenta così: “Questa non è solo una commedia di ciò che si sa ma anche di ciò che non si sa. Questa non è soltanto la commedia delle bugie che si dicono,ma anche della verità che non si dice”. Apparentemente queste parole misteriose sembrano incomprensibili, ma questo è il mistero che ognuno di noi ci trasciniamo al momento della nascita, così come farà il nuovo burattino, Otello.

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Pasolini pone in Otello il suo alter ego, sottolineandone la gioia di vivere, la felicità, l’entusiasmo che contraddistinguono nella realtà l’attore romano  Ninetto. Nel prosieguo della sceneggiatura del  film la gioia di vivere verrà sostituita dalla presa di coscienza del male nel mondo. L’uomo è dimentico del  vero motivo perchè è venuto al mondo. La sua anima si stacca, ed è costretto a vivere una vita non sua, diversa. Con l’aiuto di Jago e Cassio,Otello si rende conto come tutti gli altri uomini sulla terra, quindi non ragionando più da marionetta, di non vivere una vita reale, ma di vivere nella realtà costruita da altri, quella delle marionette. “Tutto è finzione!”.

Il moro Otello vive nel teatro dei burattini, dove la vita è tutta una finzione, dove tutti indossano una maschera, così come è nella realtà; Lui non vuole uccidere la sua amata Desdemona, come non vorrebbe essere tradito da Jago, ma il burattinaio (metafora della vita) decide per tutti, ovvero è colui che decide del destino altrui. Il pubblico, composto dalle classi popolari, ma di sani principi morali, odia profondamente quell’azione teatrale che si sta svolgendo dinanzi ai loro occhi (un’omicidio ), ma a sua volta compirà metaforicamente la stessa azione ossia la distruzione delle marionette Otello e Jago. Il teatro come l’arte sono le due uniche espressioni artistiche a rivelare la verità, che noi tutti siamo costretti a nascondere. Nelle ultime scene del film il monnezzaro carica i corpi delle marionette su un vecchio furgoncino per portarli in una discarica abusiva. Il regista descrive lo spazzino come il novello Caronte che porta le marionette nel loro ultimo viaggio prima della loro distruzione (morte). L’ultimo viaggio sarà la scoperta del “vero” mondo, quello che non hanno mai visto e conosciuto:

Otello: iiiih, cosa sono quelle?

Jago: sono … sono le nuvole…

Otello: e che so’ le nuvole ?

Jago: boh!

Otello: quanto so’ belle! quanto so’ belle!

Il finale svela la verità nascosta o che nessuno ha mai voluto vedere, ecco il riferimento diretto alla prima scena del film, dove si vede il quadro di Velazquez; Jago e Otello muoiono nella verità. L’ultima scena del film sarà una bellissima visione del cielo, dove Pasolini cita Baudelaire:

 “Oh, straziante, meravigliosa bellezza del Creato!”.

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 Il cortometraggio è da essere definito come un capolavoro del regista, una toccante e suggestiva Opera il cui fine è trattare il complesso mondo umano, la sua psiche, i suoi sentimenti. Nel cast compariranno altri nomi importanti del cinema italiano: Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Laura Betti, Carlo Pisacane, Adriana Asti, Mario Cipriani, Francesco Leonetti, attori provenienti dalla avanspettacolo, caduti negli anni ’60 nell’oblio del cinema. A lavorare insieme a questi grandi attori vi è “l’attore di strada” preferito di Pasolini, Ninetto Davoli.